Quando suonare diventa come attraversare una fenditura temporale,
il tempo accelera, si torce, si dissolve,
e finiamo persino per dimenticare la presenza degli altri.
Il brano che vogliamo ci precede di qualche metro, si muove come una creatura di luce che non vuole essere toccata,si volta, ci guarda, e poi scivola di nuovo altrove.
In sala prove le note rimbalzano sul muro
e camminano sulle pareti come pensieri che hanno preso forma, gli spartiti fluttuano come foglie indecise,e noi restiamo lì, strumenti in mano,a inseguire un ritmo che si nasconde tra le pieghe dell’aria,come se il futuro avesse deciso di arrivare prima di noi
e di lasciarci sospesi, un passo dietro alla musica.
E intanto, con tragica ironia, ci rendiamo contoche basterebbe un groove giusto per riportare tutto a posto,ma quello, naturalmente,
è ancora bloccato in un’altra dimensione.
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